domenica 25 giugno 2017

Che cessi (l’immagine)

L’altro giorno sono stato con mio cugino in uno di quei falansteri che raccolgono materiali di qualsiasi genere, dai battiscopa alle salopette da lavoro, dai sanitari alla segnaletica cantieristica.
Ho notato che la dimensione di questi luoghi aumenta esponenzialmente quanto più ci si addentra in provincia, raggiungendo profondità inaspettate anche per i tempi che corrono.
Quello in cui ci siamo recati rappresentava in effetti uno dei casi estremi, modellato inconsciamente sull’idea celeste di un’inesauribile cornucopia dell’utensileria. Solo un animo prosaico, come quello di un qualsiasi poeta odierno, sarebbe rimasto indifferente alla magnificenza degli ambienti, che superano in qualità e disposizione qualsiasi museo di arte contemporanea.

Avrei voluto immortalare alcuni angoli di questo superbo magazzino, ma forse non sarebbe parso un atteggiamento opportuno, nonostante persino mio cugino nutrisse un animo altrettanto sensibile da cogliere, per esempio, la mise en abyme di una sequenza di porte il cui ultimo esemplare apre su di uno specchio da bagno. Giunti infatti al reparto sanitari, la tentazione è diventata irresistibile: lo spettacolo dei cessi allineato ha invocato una testimonianza fotografica che col senno di poi appare davvero come un furto d’anima, poiché non rende l’effetto (e)scatologico che liquida cent’anni di ready-made duchampiano ricollocando, almeno teoricamente, l’archetipo di cessità nel suo luogo d’elezione, l’iperuranio o “mondo delle idee”.


In verità non ci sarebbe neppure bisogno di spingere il discorso a un livello eccessivamente astratto o concettuale: anche chi ha dei gusti più elementari, se non pacchiani, può comunque godere di alcuni squarci adatti a coinvolgerlo, come il reparto da illuminazione di esterni allestito come una festa paesana ridondante di addobbi e “parature”.  

Ad ogni modo, è il colpo d’occhio di decine di cessi che si inseguono ad avermi ispirato il titolo per una specie di mostra itinerante da replicare in ogni punto vendita: Che cessi (l’immagine); cioè che l’immagine smetta di rappresentare un ostacolo tra l’arte e la vita, e che finalmente la nostra epoca scopra la sua essenza più intima senza bisogno di alcuna mediazione. 

Crollano i favorevoli allo ius soli

Manco a farlo apposta, mentre parlavo di “vaccino antipiddino”, mi è caduto l’occhio sulla prima pagina del “Corriere” di oggi, dove il buon Pagnoncelli segnala il crollo dei favorevoli allo ius soli dal 71% del 2011 al 44% del 2017.


Forse l’epidemia piddina si sta davvero estinguendo da sé? Difficile crederlo; solitamente è proprio al momento del voto che si assiste stupefatti a una recrudescenza del fenomeno.

Lo ius soli è peraltro uno di quei “casi” montati ad arte secondo la più classica delle impostazioni piddine, cioè: gettato in pasto all’opinione pubblica in una situazione di emergenza, con un approccio esclusivamente sentimentale e senza alcuna legittimazione dal punto di vista politico (e nemmeno elettorale!).

Quello che davvero indigna in tale situazione, al di là delle opinioni personali (anche se ci si dovrebbe interrogare su cosa ha contribuito a cambiare radicalmente l’opinione degli italiani in così poco tempo), è il modo in cui il piddino è riuscito su due piedi a trasformare l’italianità in un valore non solo da difendere, ma addirittura da promuovere.

In tutti gli altri casi, è nota l’opinione dell’elettore medio di centro-sinistra: gli italiani sono dei cafoni sottosviluppati (piddini esclusi, ovviamente); la cultura italiana è inferiore a quella di qualsiasi altro Paese del mondo (dal Gabon al Kazakistan); i valori italiani sono il femminicidio, gli spaghetti, l’omofobia, il calcio e la figa; la lingua italiana è poco “competitiva” e il suo uso (anzi, abuso) toglie spazio all’apprendimento dell’inglese (da qui la polemica sul doppiaggio, mentre invece le civiltà ariane, come quella estone o svedese, usano i sottotitoli).

Non credevamo possibile che bastassero centomila immigrati all’anno per risvegliare l’ardore patriottico nel petto piddino: il “miracolo” infatti si rivela per quello che è, non appena si allarga un po’ più la prospettiva sul contesto in cui ci si trova. L’afflato europeista di chi è andato a votare Renzi alle primarie perché “Matteo pensa da una prospettiva europea e non più italiana”, si estingue proprio nel momento in cui ce ne sarebbe più bisogno: ecco perché la questione della cittadinanza, a differenza di tutte le altre (difesa o economia, per dire), viene affrontata con un approccio completamente unilaterale, senza nemmeno uno straccio di modello al quale ispirarsi.

Se lo stillicidio piddino fosse perlomeno bilanciato da una parallela discussione a Bruxelles, ci si potrebbe illudere di esser rappresentanti da persone che hanno minimamente a cuore le sorti della propria nazione all’interno dell’Unione. Al contrario, tale iniziativa sembra più rispondere alle esigenze dei Paesi egemoni che intendono sfruttare la posizione geografica dell’Italia per introdurre il principio non scritto dell’accoglienza “selettiva” all’interno della Kerneuropa.

Non credo ci sia altro da aggiungere, se non che era ampiamente prevedibile che il combinato disposto di ius soli e vaccinazioni di massa facesse sorgere il sospetto del “grande complotto” per ridurre il nostro Paese a un immenso campo profughi, in cui l’unico metodo possibile di governo è appunto la coercizione, estesa inevitabilmente anche a livello sanitario a causa del perenne stato d’emergenza. D’altro canto, certe dichiarazioni dell’attuale Ministro della sanità non aiutano a riappacificare gli animi...