lunedì 22 maggio 2017

Symbol współczesnych Włoch

W sobotę, „Mazurka Dąbrowskiego” w wersji z 1800 r. zagrała na głównym placu Reggio Emilia Orkiestra Wojska Polskiego, dla uczczenia jego kompozytora Józef Wybicki, który 220 lat temu napisał to we Włoszech.

Niestety, podczas ceremonii odbyła się zdarzenia, której my Włosi jesteśmy przyzwyczajeni: młody człowiek afrykański pijany do nieprzytomności leży na ławce. To jest symbolem współczesnych Włoch...

Nie, Włoch już nie jest taki jakim zapamiętaliście. To jest nieudanym państwa: nie były podejmowane środki bezpieczeństwa nawet na parada żołnierska! Czy wyobrażacie sobie jak żyją zwykli obywatele?

Wstydzę się tego, co się stało. Nasi politycy niszczą swój kraj, Włochy są obecnie największym obozem dla uchodźców w Europie. Staramy się oprzeć rasizmowi, frustracji i nienawiści, ale nasze społeczeństwo zaraz eksploduje.

To jest katastrofą społeczną. To są Wlochy, Italia 2017.


Artykuły po włosku (Articoli in italiano, 21-22 maggio 2017):

Comme quoi Borges n’a jamais existé

Con un lettore si discuteva dell’ormai celebre articolo di “Linkiesta” sull’inesistenza di Borges, “Jorge Luis Borges non esiste”. La storia, proprio grazie a questo pezzo, credo sia nota a tutti: il responsabile culturale della rivista di estrema destra “Cabildo” nel luglio 1981 scrisse una lettera sotto pseudonimo affermando che Borges era un’invenzione di un gruppo di scrittori (tra i quali Marechal, Bioy Casares e Mujica). “Le Monde” ci cascò e venne sbeffeggiata dalla stessa rivista («Se io affermassi che la Francia non esiste e qualcuno prendesse questa affermazione sul serio come quella di Borges, potrebbe scatenarsi il panico»). In effetti è imbarazzante che si siano fatti ingannare proprio i francesi, probabilmente i veri inventori del “genere” col classico Comme quoi Napoléon n’a jamais existé di Jean-Baptiste Pérès (1752-1840), che tra l’altro aveva un altissimo scopo scientifico e apologetico.

Comunque, una considerazione immediata che si può fare è che ormai l’aggettivo “borgesiano” ha rimpiazzato il classico “kafkiano”. Chi può resistere alla tentazione di definire questa storia borgesiana? Nell’articolo se ne abusa fino a giungere a un “super-borgesiana”. Forse un giorno, quando faranno un remake di Chiedimi se sono felice, diventerà di moda chiedere “precisamente chi è questo Borgesian?”. 
Al momento però continuiamo ad appiccarlo a qualsiasi cosa, da un semplice déjà vu a quel “pranzo con Videla” che viene evocato anche qui come una delle cause che ha fatto perdere il Nobel a Borges.

Tornando però in tema, il lettore di cui sopra osserva che al pezzo manca un pezzo (chiedo scusa per il gioco di parole… borgesiano?!): dopo che “Cabildo” confessa di aver inventato tutto, anche il fatto che per impersonare lo scrittore fosse stato chiamato un attore uruguaiano di serie b, Aquiles Scatamacchia, è lo stesso Scatamacchia a scrivere alla rivista, affermando che è D’Angelo Rodríguez (l’autore della burla) a essere “inexistente” e che lui invece «non solo esiste, ma non è neppure un attore di seconda categoria, dal momento che nel 1936 la rivista “Caras y Caretas” ha pubblicato una sua foto come astro nascente, e nel 1938 ha recitato come comparsa nel film La Virgencita de Madera, prima di sacrificare la sua carriera per diventare Borges» (cfr. “Pagina12”; ne parlò anche “El País” nell’intervista a Borges citata nell’articolo de “Linkiesta”).

C’è quindi un risvolto borgesiano della vicenda (il lettore commenta: «Credo che Borges non avrebbe saputo scrivere meglio di ciò la sua autobiografia»); ora non resta che esaminare la pellicola per scovare se effettivamente in essa si trova “Borges”…